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estate in noir, le copertine

Un’estate in noir

Ho deciso di dedicarla tutta ai gialli, l’estate che sta per finire, come non facevo da un po’. Gialli, noir, polizieschi, thriller, mi sono sempre piaciuti (ho cominciato anche io da bambina con i gialli per ragazzi): liberano la mente, non impegnano in riflessioni esistenziali profonde ma assorbono i pensieri. In genere li alterno ad altre letture, ma stavolta no, volevo proprio sprofondare nel noir. Ed ecco come è andata. Continua la lettura di Un’estate in noir

Edoardo Albinati, La scuola cattolica.

Dietro le righe. Cosa mi aspetto dall’ultimo libro di Albinati (una pre-recensione)

Sì, io l’ho comprato quel mattone di carta che è La scuola cattolica di Edoardo Albinati. L’ho comprato malgrado quell’irritante fascetta con cui l’editore lo proclama unilateralmente “il romanzo italiano più atteso dell’anno” (atteso da chi?). L’ho comprato a dispetto della mole scoraggiante (pesa 1 kilo e 280 grammi), che ne rende la lettura una prova fisica impegnativa.  L’ho comprato e ho iniziato a leggerlo. Perché? Perché quel libro promette di parlare di me, della mia adolescenza, del mio mondo di allora, del passaggio da una scuola cattolica a un liceo pubblico in quei turbolenti anni ’70, di ragazzi che conoscevo, di un delitto che ha segnato profondamente i nostri giorni spensierati sbattendoci in faccia di colpo il “male”, terribile e vicinissimo.
Forse non è giusto, ma in questo libro mi aspetto di trovare un po’ della mia giovinezza.

Caro Albinati, hai una bella responsabilità.
Se e quando finirò di leggere La scuola cattolica saprò dirti.

E-book e smarrimento del senso della pagina

kindle 4 Amo i libri, ma mi piace la tecnologia e dunque non ho pregiudizi sugli ebook, tutt’altro. Mi sono sempre detta che conta il contenuto, meno il supporto: le diverse occasioni e il tipo d’uso che di un certo contenuto facciamo possono spingerci a preferire ora la carta ora i bit.
Perciò quando ho comprato un Kindle e ho cominciato a sperimentare la lettura su quel dispositivo, l’ho fatto con la migliore disposizione d’animo che si possa immaginare.

Eppure dopo qualche giorno continuavo a chiedermi a cosa fosse dovuto il mio “disagio” e perché non riuscissi a condividere l’euforia spesso sbandierata dai tanti tecnoentusiasti che affollano la rete, quelli – per intenderci – che dichiarano di aborrire ormai il libro cartaceo perché non interattivo.

Riflettendoci ho capito che non è l’odore della carta che mi manca e neppure l’esperinza tattile e neanche il frusciare delle pagine…
Il mio problema con gli e-book è la perdita di orientamento: mentre leggo non so dove sono, se all’inizio, a metà o quasi alla fine del “libro”… Sì, certo, posso farmelo dire dall’e-book reader, ma non lo sperimento con gli occhi e con le mani!
Sembrerà una stupidaggine, ma questo smarrimento mi atterrisce.

Da sempre sono abituata a percepire la pagina come “unità minima di lettura” e misurare il progredire nella lettura (attività piuttosto impegnativa per una dislessica) o nello studio a suon di pagine, appunto.

Con un e-book il concetto di pagina invece si dissolve nella liquidità del testo e con esso ogni riferimento spazio/temporale. Per me è un po’ come “guidare a fari spenti nella notte.

Con il dissolversi dell’unità minima di lettura mi manca anche un punto di riferimento mnemonico fondamentale: ricordare un concetto o anche solo una frase ancorandolo all’immagine della pagina su cui l’avevo letto è sempre stato per me naturale.

Ecco perché ho un senso di smarrimento mentre un testo mi scorre davanti e so che può mutare col variare, ad esempio, del carattere e del corpo che scelgo.

Malgrado ciò, non arriverò a proclamare “o carta o morte!”.
So che sarò ben felice di portare in viaggio o anche solo sull’autobus un solo oggettino del peso di 200 grammi scarsi al posto di diversi tomi ben più pesanti; e so anche che il giorno che avrò dimenticato gli occhiali a casa benedirò l’e-reader per la sua possibilità di aumentare il corpo del carattere.

Ma di una cosa sono certa: oltre agli e-book, non smetterò mai di comprare anche libri di carta.